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I finalisti
Veronica Acquaviva E sara' speciale
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“Sola senza il ricordo di un amore, vivevi senza il sogno di un amore”. Avrebbero potuto sottrarre a De Andrè queste parole, per definire i suoi venticinque anni, scivolati dolcemente tra famiglia e amici, i migliori che avesse mai potuto desiderare. Con loro riusciva ad accendere una candela, che illuminava i ripostigli della sua anima…Come quello che accoglieva il senso di solitudine e attesa, attesa di un incontro che avrebbe cambiato la sua vita. Lo aspettava con un senso di instabile diversità. Scriveva spesso dense righe dedicate a lui: “ Mi piace pensare a te. Mi piace pensare che ci sei, sei da qualche parte, anche se non ancora con me. Mi piace pensare che c’è un vissuto che ti appartiene e che potrai raccontarmi, io farò lo stesso, sarà meraviglioso, perché sarà come conoscersi da sempre: i momenti belli e le lacrime, le storie importanti, le cazzate, le volte in cui eri ubriaco, le tue paure, il tuo gusto di gelato preferito, i ricordi della tua infanzia…” Avrebbe voluto raccontargli anche di quel viaggio progettato con Anna, quasi per gioco, davanti a un cappuccino. Sarebbe arrivato presto, lo sognavano stringendo tra le dita il biglietto aereo, destinazione Casablanca. E, finalmente, dopo una lunga gestazione, il loro viaggio vede la luce. Partono in Settembre, uno zaino sulle spalle, la voglia di capire un Paese attraverso la conoscenza della sua gente. E’ quasi sera, una di quelle sere magiche, che solo Marrakech può regalare, quando scende il buio e Place Djemaa El Fna prende vita, ed esplode nelle sue mille voci, musica berbera, fumo bianco e denso che si alza dalle griglia per il montone, voce di moezzin a vibrare dolce e greve; nell’aria il profumo di un Paese, inconfondibile aroma di souq, di spezie, di vita. Siedono a terra, stanche, una accanto all’altra. Si avvicinano due ragazzi, incuriositi da quell’accamparsi, per loro così insolito. E lei pensa, in quella serata passata a bere the alla menta, e a fare giochi di logica su tovaglioli di carta, che ci si può sentire a casa anche con sconosciuti, un modo sereno di scoprire che le differenze culturali sono spesso poco più di un pretesto. E pensa a quel ragazzo: attenzione, curiosità, spirito critico da vendere e molto altro, soffocato dalla mancanza di mezzi. Scorrono serenamente molte serate, alla tenue luce arancione di casa sua, tra amici, bevendo the e fumando hashish. E inizia a scorrere con impeto una forza nuova in lei, la cui sorgente è un esile e riccio ragazzo di Marrakech, occhi spalancati sul mondo, 32 anni e la fretta di chi vuole impedire alla propria vita di scivolare via… Parlano per ore, dolce galleggiare uno accanto all’altra, sete di conoscere, spirito di condivisione. Un bacio sulle labbra sotto gli occhi lattiginosi di un vecchio, e molti altri a casa sua. Lei sorride. Ora sa che può farsi trasportare altrove senza pensare a nulla, sa che il suo corpo così pieno di imperfezioni rinasce, se ne dimentica o forse tutto diventa corpo e smette di pensare. Mantiene il controllo però, a fatica sceglie parole francesi per imporre un limite. Lui sorride, le dice sei bella, e libera di fare ciò che vuoi, va bene così, piccola mia, va bene così…se la sua mano si spinge oltre, ride, dice la mia mano non è obbediente, le da dei colpetti con l’altra. Si rivedono più volte, quando lei e Anna tornano dal deserto, o dopo i giorni passati al Nord. Già, dopo ogni viaggio si torna a Marrakech, come se ormai fosse casa, un porto sicuro a cui approdare. I giorni passati sul Rif, tra i vicoli polverosi di Fes, in una tenda berbera sull’Atlante, o tra i rasta-men di Essaouira a contemplare l’Oceano, hanno violentato la sua anima. Ora sa cosa vuole. Il tempo della ragione, della mente, delle insicurezze, dei rimpianti è finito, questa volta non si opporrà al naturale corso degli eventi, finalmente vuole vivere, vuole essere schiacciata dalla loro meravigliosa imprevedibilità. Pensa questo, mentre segue il primo uomo che abbia amato nella sua vita, che la conduce a casa sua. Faranno l’amore, farà l’amore per la prima volta. Con un ragazzo marocchino, che ama, ma che forse non rivedrà più. E poi tornerà. E saranno giorni duri, dovrà spiegare, e difenderlo, proteggere il suo amore da chi non può capire, proteggere un amore troppo prezioso eppure così incomprensibile agli occhi dei benpensanti. Sa che è e sarà speciale, non un gioco di quelli che la vita, beffarda Signora, ama fare…sarà speciale. L’aereo sta per atterrare, e’ ora di riporre quel piccolo quaderno malconcio in borsa. Mentre si stringe la cintura, pensa a quella notte, alle sue parole dolcissime, alla scacchiera che hanno urtato e alla buffa nevicata di pedoni e cavalli sul tappeto, all’eco di filastrocche arabe che arrivava dalla strada mentre si amavano; pensa ai numerosi viaggi fatti dopo quella notte, all’emozione provata ogni volta quando cerca il suo volto tra quelli sconosciuti che affollano la hall dell’ aeroporto , al cuore che inizia a correre ora che potrà nuovamente stringerlo, annusarlo, ridere con lui, parlare per notti intere, arrabbiarsi, scoprirsi, abbattere i residui di quelle solide mura che ha costruito in una vita intera e sulle quali lui, tenacemente e dolcemente, sta intervenendo. Ancora qualche minuto. E sarà speciale. Come sempre.
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