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INVIAGGIO2008 Secondo Classificato
Matteo Albertini Weekend a Praga
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Stazione di Varsavia Centralna Venerdì 27 giugno - ore 20:40
Il treno notturno Varsavia-Praga parte dal binario 4 della stazione centrale, proprio di fronte all’hotel Marriot, dove soggiorno da una settimana. Parte alle 21 in punto, ma gia’ venti minuti prima il marciapiede brulica di passeggeri in attesa. Vado a Praga: visto che ho un solo weekend a disposizione e che giovedì prossimo rientrerò a Milano. Varsavia non e’ male, ma c’e’ poco da vedere. Il lavoro procede bene, i nostri partners polacchi sono tipi svegli, molto piu’ svegli dei finlandesi, ed anche piu’ simpatici. I loro laboratori non sono modernissimi, ma i loro metodi mi piacciono. Meno tecnologia ma piu’ fantasia. In fondo i grandi cuochi hanno piu’ bisogno del loro naso che di misuratori di acidità o di densità relativa. E da quando faccio questo mestiere mi sento piu’ simile ad uno chef che ad un perito chimico. Intorno a me gruppetti di ragazzi, alcune coppie e famiglie con bambini parlano, producendo un chiacchiericcio di fondo che, all’interno della cassa armonica della stazione sotterranea, viene amplificato enne volte e che quasi copre la voce dell’altoparlante che annuncia l’arrivo del convoglio. Poco male, visto che non capisco una parola. Oltre al rumore avverto distintamente il classico odore delle stazioni, un misto di acciaio, umidità e piscio. Un cocktail che forse potrebbe piacere ai gatti. Niente da fare, il lavoro mi perseguita. Penso sorridendo che appena torno ne parlo con i miei collaboratori. Chissà se riusciamo a creare dei croccantini a forma di trenino utilizzando questa miscela disgustosa. Sorrido, ma d’altra parte e’ il mio lavoro: immaginare, studiare, sperimentare, produrre e commercializzare cibo per animali. Penso per un attimo a quella volta che vidi il gatto di un mio amico avvicinarsi con interesse ad una scatola aperta di tabacco da pipa ed a quanto tempo impiegai a capire che al micio non interessava in realtà il profumo di vaniglia che emanava il tabacco ma l'odore di candeggina lasciato sulla scatola dalle dite della domestica del mio amico.
Cerco con lo sguardo il vagone numero 3, che mi passa davanti all’improvviso. Lo rincorro. E’ il vagone letto. Corro solo io. Tutti gli altri si muovono ordinatamente appena la voce metallica ha finito di annunciare il treno e chissà cos’altro, e si fermano precisamente in una posizione e quando il treno finalmente si arresta sono come per incanto gia’ davanti al loro vagone. Solo ora mi accorgo che ci sono dei segnali, delle lettere che pendono dalle pensiline e quindi la signorina ha probabilmente comunicato, oltre all’arrivo del treno, anche la composizione del convoglio. Insomma, il vagone numero uno sotto la lettera A, il due sotto la B e così via. Furbi sti’ polacchi! L’addetto al vagone letto ha una divisa un po’ lisa, con il cappello che sembra fuori ordinanza. Controlla i biglietti e le prenotazioni, parlotta, indica. Due ragazze particolarmente avvenenti sono appena dietro di me. Le guardo ed accenno un sorriso. Rispondono dicendo anche qualcosa che non capisco. Finalmente salgo e prendo possesso della mia cabina singola. Ordinata e pulita, almeno all’apparenza. Su un tavolino un succo di frutta ed una bottiglia di acqua minerale. Meno male. Avevo dimenticato di comprarla! Salgono altri passeggeri, qualcuno ride forte, altri sono pieni di bagagli. Mi affaccio. Vedo le due ragazze che parlano ancora con il controllore. Gesticolano, fanno vedere documenti, pezzi di carta. Il controllore si aggiusta il cappello, allarga le braccia, sale sul treno e percorre tutto il convoglio gettando uno sguardo all’interno di tutti gli scompartimenti. Le due sono ancora sul marciapiede. Penso che e’ venerdi e che e’ normale che il treno sia pieno. Sento alcuni sportelli sbattere rumorosamente, segno che stiamo per partire. Il controllore torna velocemente sui suoi passi, scende, parlotta con le due. Poi risalgono tutti e tre. Chiudono la porta. Passano pochi secondi ed il treno si muove. A forza di lavorare con e per i gatti sono diventato curioso come loro. Mi sono fatto un’idea. Le due ragazze non hanno la prenotazione e l’addetto al vagone letto ha cercato di sistemarle. Per un po’ non succede niente. Leggo il giornale sportivo italiano pagato un’enormità all’edicola della stazione e penso che domenica mi perdo il derby. Pazienza. Guardo la classifica di serie A, poi quella dei marcatori. Del Piero e’ ancora li’, ai primi posti.
Mi appare davanti all’improvviso. Dico in inglese che non parlo polacco. Fa niente, lui continua tranquillamente a parlarmi nella sua lingua. Biglietto, prenotazione, passaporto. Tutto molto semplice, fino a qui. Poi un po’ meno. Continua a parlare, forse tenta di dirmi qualcosa persino in russo. Mi sembra di capire qualche parola: forse mi chiede se voglio il caffe’. Dico yes. Poi indica il mio letto e le pareti. Fa con le dita il segno di 1, 2 e 3. Poi finalmente dice una parola che capisco: moment. Va via. Ricomincio a leggere il giornale pensando a cosa volesse. Primo secondo e contorno… non credo. Caffè, the, cappuccino… forse. Si ripresenta di nuovo all’improvviso. Ma non e’ solo. Con lui c’e’ una delle due ragazze. Parla inglese! Era come pensavo. Mi chiede se possono dormire nel mio scompartimento. Ed ora capisco anche tutto il resto. Il controllore puo’ aprire altri due letti che sono ora chiusi e che formano una parete della cabina. La ragazza si dice disponibile a rimborsarmi la differenza del prezzo tra una singola ed una tripla. Sono 20 euro! Se oltre alla curiosità avessi imparato dai gatti anche l’istinto, sarebbe stato meglio! Dico di si, poverine, mi dispiace. I soldi? Scherziamo? Poi, e questo non guasta, sono due gran belle ragazze. Certo che si. Prego, accomodatevi, dividiamo per una notte questi 4 metri quadri di treno polacco!
Jana e Marketa entrano e prendono posto con molta educazione. L’ambiente si impregna del loro profumo. Una gradevole sensazione. Sono davvero due belle ragazze, eleganti, curate, educate, colte. Non hanno bagagli ingombranti. Solo due piccole borse da viaggio che neanche devo aiutarle a sistemare. Sono anche simpatiche. Sono ceche. Lavorano per una catena alberghiera e tornano a casa per il fine settimana. Lampadina! Se tornano a Varsavia ci possiamo frequentare, almeno fino a giovedì! Parliamo del piu’ e del meno. Cerco di capire fino a dove posso spingermi. Una piano piano si comincia a disinteressare e inizia a trasmettere e ricevere messaggi col suo cellulare. L’altra e’ piu’ disponibile. Jana. Bionda, capelli corti, occhi azzurri, lineamenti dolci, mani curatissime e tutto il resto piu’ che in ordine. E se ci vedessimo anche a Praga? Certo, perché no? Domattina ci scambiamo i numeri. Dormo in un hotel in piazza San Venceslao. Gia’, tutti gli italiani dormono da quelle parti. Chissà perché. E ride. Credo di capire. Informazione tutto sommato interessante. Ma visto che ci sono, meglio puntare tutto su Jana. Mai stata in Italia. Certo che mi piacerebbe. Beh, ora sai da chi andare, se vuoi. Sicuro, ma sei di Milano ed io vorrei visitare Venezia. Che problema c’e’. Ci andiamo. Anzi, non ci crederai, avevo proprio pensato di tornarci quanto prima. Ecco l’occasione giusta per farlo! Dipende dalle ferie? Per me non ci sono problemi. Sono un manager. Cani, gatti, uccellini, criceti… Come cazzo si dice criceto in inglese? Criceto, sai, somiglia ad un topolino, con i dentini di fuori come Ronaldino. No, non li vendo. Preparo le pappe per loro. No, non in un negozio di animali. Io creo, produco e commercializzo cibo per animali. Capito? Certo che ha capito. Tipo kitekat? Esatto, ma il mio e’ molto meglio! Io, prima di metterlo in commercio lo provo personalmente!!! Cosa? Davvero? Ma no, dai che scherzo. Però una volta, ma solo una volta, l’ho fatto. Ho assaggiato dei croccantini al fegato che dovevano essere un grosso successo ed invece non piacevano a nessun gatto, neanche a quelli randagi!
Marketa continua ad inviare e ricevere messaggio, sdraiata sul letto in alto. Jana si toglie il maglione e rimane con una canottiera senza maniche. Sono tutte e due in jeans. Poi si sfila gli stivali, prende un libro dalla borsa e si sdraia sul suo letto, a fianco al mio. Faccio anche io qualcosa di simile, restando in maniche di camicia. Temo che mi puzzino i piedi e quindi li copro con una coperta. La guardo, sorrido. Mi guarda e sorride. Chissà. Marketa dice qualcosa all’amica, poi spegne la sua luce e mi augura la buona notte. Guardo Jana e le sorrido. Lei fa altrettanto. Hai sonno? Non tanto. Neanche io. Certo e’ una situazione strana. Ti senti in imbarazzo? No, insomma, non tanto. Sarebbe stato meglio o peggio se fossimo stati soli io e te? Dipende. Da cosa? Da me e da te intanto. Certo. Ce l’hai il fidanzato? Hai resistito molto piu’ di quanto pensassi. A fare che? A farmi questa domanda. Ridiamo, ma sottovoce. Ce l’ha. Bene, anch’io ce l’ho. Bene. E allora? Cosa cambia? Poco. Niente. Parto. Ho deciso. Provo l’affondo. Cosa puo’ succedere? Le racconto della mia prima volta. E’ una cosa che fa tanto ridere. E infatti ride. E’ andata proprio così, da non crederci, e infatti non ci crede mai nessuno. Ma poi ho migliorato. Meno male! A questo ci credi? Forse. Forse? Non mi provocare. E se poi non e’ come dici? C’e’ solo un modo per verificarlo. Mmmmhhh. Mmmmmhhh cosa? Adesso? Qui? E’ nei momenti difficili che si vedono i fuoriclasse.
Cazzo! Non posso tirarmi indietro. Vado io da lei, almeno Marketa non ci vede! Due parole mi roteano nel cervello: che culo… che culo… che culo!
Due colpi violenti sulla porta mi fanno sobbalzare. Mi alzo di scatto senza sapere esattamente cosa fare. Poi capisco. Apro la porta. Ho davanti una signora con un vassoio in mano e lo stesso cappello del controllore della sera prima. Fuori e’ quasi giorno. Entra senza tanti complimenti ed appoggia il vassoio sul tavolino. Poi mi restituisce il passaporto e il biglietto. Mi dice qualcosa. Io annuisco senza capire niente. Mi guardo intorno. Non c’e’ nessuno. Gli altri due letti sono vuoti. Ma nell’aria c’e’, forse ancora piu’ forte, il profumo delle due ragazze. Saranno in bagno. Bevo il caffè. Guardo l’ora. Non ho l’orologio. Dove l‘ho messo? Nella tasca del giubbotto, forse. No, non c’e’. Nello zaino. No, non c’e’ neanche nello zaino. M’e’ caduto, forse. Lo cerco. Non lo trovo. Vabbe’, finisco il caffè poi vedo. Alzo lo sguardo. Le borse delle ragazze. Non ci sono piu’! Dove cazzo sono andate? Andate, andata! In fondo mi interessa solo Jana. Ma se e’ andata via una e’ andata via anche l’altra. Il suo numero di telefono, porca miseria. Non me l’ha dato! Ecco, controllo l'ora sul cellulare. Lo cerco. Non c'e'. Nello zaino? Neanche. Mi siedo sul letto. Comincio ad innervosirmi. Esco sul corridoio. Non c'e' nessuno. Aspetto un po'. Dalla toilette di destra esce una signora e si infila nel suo scompartimento. Fuori c'e' una luce chiarissima, bianca, trasparente. Il sole sta per sorgere ed il cielo e' completamente sereno. Il treno avanza a singhiozzo, con rapide accelerazioni e successivi rallentamenti. Un uomo esce dalla cabina a fianco alla mia e si dirige verso la toilette di sinistra. Jana non c'e'. La signora che mi ha portato il caffè esce dal suo guscio con un altro vassoio in mano. La fermo. Le chiedo dov’e’ il suo collega della sera prima e se ha visto uscire le due ragazze. Mi guarda come fosse sorda. Praga, quanto manca? Mi risponde ma ne so quanto prima.
Stazione di Praga Hlavni Nadrazi Sabato 28 giugno - ore 8:15
Il posto di polizia della stazione di Praga e' deserto. Aspetto da un po' che arrivi un interprete. Oltre al Panerai Luminor titanio ed al cellulare Sony Ericsson K800i Ferrari Edizione Speciale, mi sono spariti anche il portafogli, il notebook Sony e l’iPhone G3. Non sono ancora riuscito a bloccare le carte di credito. Nella tasca del giubbotto ho trovato un foglietto di carta con un messaggio. Sei molto simpatico, ma devi migliorare molto... in tutti i sensi! Un bacio, Jana.
Nota dell’Autore Ho vissuto per qualche tempo a Praga e, per lavoro, ho usato decine e decine di volte il treno notturno tra Praga e Varsavia. Posso garantire che non ho mai avuto problemi di questo tipo e non mi e’ mai sparito nulla. D’altra parte, non ho mai avuto neanche la fortuna di ospitare due belle ragazze. Ah, dimenticavo: il caffè non e’ un granché. Buon viaggio!
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