INVIAGGIO2008

I finalisti

 

Angelo Cardellicchio

Viaggio intorno al mondo delle donne che ho conosciuto ed amato

 

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In Senegal, credetemi,

le nere dagli occhi languidi, grandi bianchi e rossi e liquidi.

E i denti bianchi e le labbra  smisuratamente sensuali, rosse e nere, qualche volta marrone e viola.

E i seni duri prepotenti, sfacciati quasi, con l’aureola nera come il carbone ed il capezzolo lungo elastico tenero.

Le poppe qualche volta sono dure ma non sempre.

Le nere sui trentacinque quarant’anni hanno seni più maturi e più dolci, sono i migliori. La pancia non esiste, i fianchi sono come le rotondità delle anfore romane.

No!!! (scusatemi)

Quelle greche, le panatenaiche, quelle date in onore della dea Athena ai migliori in campo. 

Il fondo schiena è un miracolo della natura. Provate a dormirci sopra, come  per un cuscino.

Vi appisolerete come fanno i vecchi pensionati sulle nocche delle proprie mani, appoggiati al loro bastone sognanti il paradiso che ritengono di meritare.

In Senegal le donne eseguono la danza wolof con un ritmo ed una grazia pari ai ballerini moderni del Moulin Rouge o di Holliwood.

La danza rappresenta fasi importanti della vita delle donne. La nascita, la pubertà, il matrimonio, il parto, la morte. Le donne del Marocco e le Algerine, ma anche quelle di Tunisi dai capelli neri lucenti come l’acciaio e forti e ricci e folti.

Se metti la tua testa al loro contatto ti ubriachi, non sai più uscirne: Aspiri il loro aroma e sei finito, drogato, colpito a morte, sparito, dissolto, svanito per sempre.

Il Sudan dalle donne alte, statuarie, con le cosce dure ed infinite, le braccia altrettanto lunghe se ti avvinghiano resti lì legato sperando che duri fino alla fine dei giorni.

I capelli crespi, le labbra pronunciate, scarso prognatismo invito a baciarle quasi per bilanciarne la differenza. Miriam Makeba, la ricordo ancora con grande nostalgia.

I suoi occhi erano tutto.

Erano l’Africa.

Erano il continente nero che gridava giustizia uguaglianza e libertà.

Erano gli occhi del ritorno a casa, nel suo Paese che per trent’anni l’aveva bistrattata, derisa e delusa.

Erano gli occhi di una Venere nera piena di speranze, il cui seno conteneva un cuore incredibilmente grande.

Ed era la bellezza dell’intelligenza della donna, in un territorio su cui la donna era nata: la prima donna!

Cereali e manioca sono il cibo prevalente in Congo.

Ma le donne congolesi hanno scoperto il succo del cocco e quello del cedro spremuto. Una bevanda gradevole al palato e profumata.

E questo è il segreto.

Le donne sono diventate nella grande maggioranza vegetariane.

Si nutrono pressoché totalmente di questa bibita non solo per quel suo aroma, quel suo sapore quella sua freschezza.

Il profumo si concentra lì.

Proprio lì.

Un odore inebriante al basso ventre che porta gli uomini ad essere meno violenti e sbrigativi.

Devono prima cosa aspirare, e aspirare e aspirare sino al momento in cui le narici sono piene e sature.

Poi...........

Poi le donne arabe spagnole, quelle di Siviglia e le donne di Lisbona.

Occhi neri ed espressivi.

Occhi che dicono tutto.

Chiedono solo amore.

Solo quello.

In cambio danno solo amore, solo quello. Sono sudate eppure emanano una fragranza floreale mista a frutta acerba.

Le ascelle, in particolare, umide o gocciolanti, sanno di polvere di farina di granturco, di vaniglie e di cannella.

Gli uomini le leccano ingordi e loro, le donne, ridono spiandoli da sopra, curiose e soddisfatte.

La peluria delle donne spagnole non è del tipo maschile.

I peli, anche se neri, sono come impalpabili piume di teneri uccelli.

Le donne spagnole si divertono ad accarezzarsi le guance facendo con le dita giochi infantili dall’alto significato erotico. Le donne spagnole anche se non ti conoscono, se hanno deciso di baciarti, lo fanno con la furia e la passione che contraddistingue per tutta l’esistenza le loro storie d’amore e usano la lingua sin dalle prima volte alla ricerca, molte volte vana,  del segreto nella bocca del loro amante.

Le donne dei Pirenei sono dolci, graziose e pudiche.

Guai a toccarle, sono delle furie, potrebbero uccidere.

Ma se le tocchi, se ci riesci, gridano. Gridano al mondo la loro felicità, il massimo del godimento, gridato ad un dio che ha saputo dar loro quella sensazione di pienezza e di voluttà, quella spasmodica percezione di piena soddisfazione.

In Francia le donne si dividono il territorio fra Parigi e “la campagna”.

Le parigine sono eleganti, anche se indossano uno straccetto.

Il portamento è sempre cadenzato e l’incedere è ritmato mentalmente dal numero degli uomini che passano e che guardano.

Il loro seno è piccolo.

Classico.

Oserei standardizzato da una specie di moda del tempo che fu.

Ma il seno è tenero.

Una fusione di petali di rose e pasta di mandorle appena lavorata.

Guai a toccarglielo, diventa subito rosso punteggiato da bianche chiazze.

Bisogna soltanto sfiorarlo, delicatamente, con amore, con l’amore che solo gli intenditori sanno esprimere davanti al loro oggetto di studio.

Ma le donne parigine sono sole.

I turisti si girano ad ammirarle ma per pochi secondi.

Devono stare attenti alle loro mogli, alle loro amanti.

Le donne parigine sono sole,  con disappunto.

Entrano nei bar e chiedono un martini, oppure un marguarita o un cognac allungato con acqua e restano ferme, altezzose, speranzose.

Ma l’ attesa s’infrange davanti al solito spettacolo: Uomini che sbirciano  sotto le loro maniche svolazzanti, nel miraggio di un seno che si intravede in trasparenze alimentate da neon complici della notte. Oppure entrano nei ristoranti e ordinano del vino rosso.

Accavallano le gambe con studiata eleganza e lasciano che il loro vestito di seta cada da un lato perché si possano ammirare le gambe lisciate, massaggiate, depilate, frizionate, levigate.

Ma è uno spettacolo organizzato solo per i camerieri che in cucina scommettono sull’età della cliente o sul colore delle loro mutandine.

Le altre francesi, quelle, per intenderci, delle banlieu, della Loire, della Normandie o della Cote d’Azur sono più felici.

Hanno seni grandi, cosce tornite, grosso fondo schiena e denti bianchissimi.

Sono felici perché rendono felici i loro uomini.

Attenzione!

Sono un po’ civettuole, maliziose e provocanti.

Ma solo un po’, quel tanto sufficiente perché i loro uomini siano attenti a non trascurarle, attenti a soddisfarle, impegnati a corteggiarle, premurosi ed affettuosi.

I capelli delle donne francesi di campagna sono l’oggetto erotico per eccellenza. Duri, grossi, biondi o rossi incantano se sono ricci, conquistano se sono lisci, stregano se sono lunghi, rapiscono se sono corti.

Le donne francesi di campagna sono belle e allegre e soddisfatte.

Sono il risultato di lavoro intelligente, la conseguenza di un vero appagamento, sono la risposta esauriente al mondo delle donne scontente e deluse.

Le lentiggini delle donne inglesi e di quelle irlandesi sono un vero evento soprannaturale.

Quelle macchie sono indispensabili su di un viso di donna britannica.

Non riesco ad immaginarne una senza.

Il naso piccolo sembra di porcellana, le guance sono da mangiare come si farebbe di un frutto acerbo e succoso. Gli occhi dicono tutto.

Tutta la loro gioia di vivere, tutta la loro disponibilità, tutta la loro voglia di lasciarsi andare.

Le donne irlandesi sono dure.

Addestrate dalla vita di compagne di marinai ad attese infinite.

Preparate a notizie funeste che spesso il mare porta con se, avvezze a una vita grama, hanno lasciato per secoli il sesso chiuso in soffitta.

Oggi le donne irlandesi gridano!

Gridano a perdifiato la fine di quei giorni.

E si spogliano.

Vestono abiti più leggeri, più adatti alla vita nuova, più facili da togliere!

E sono pronte ad accettare nel loro grembo tutti coloro che lo desiderano.

Anche gli uomini brutti, quelli goffi, quelli grossi e panciuti, i senza capelli, e quelli che non si lavano.

Le donne inglesi.

Dal fondo schiena basso, le cosce grosse, il pelo rosso, il pube di fuoco.

E gli uomini inglesi si scottano con i loro attributi dentro queste grazie, vero prodigio, fatto veramente straordinario, e spesso si intravedono vapori e fumi che esalano dai loro pantaloni.

Segnale per le altre donne: Siate vigili, questo uomo già appartiene ad una femmina, guai a voi!

Le donne tedesche sono come le bambole di porcellana.

Sono candide, luminose, tenere, morbide, cedevoli.

Sono le mogli ideali, perché sanno cucinare, far di conto, economizzare, lavorare l’uncinetto, rammendare.

Sono le mogli ideali perché sono arrendevoli.

Il loro motto, sin dall’età della pubertà, è quello che urlano  ai quattro angoli della nazione tedesca tutta intera:

Prendimi, sono tua”.

E la donna tedesca è veramente del suo uomo.

Ne diventa una appendice e, finché dura è viva grazie all’uomo che ama.

La donna tedesca è grande, qualche volta abbondante, ma fra le braccia del suo uomo, è un gattino spaurito, fa finta di esserlo, le piace crederlo, vive per quello.

Sembra quasi che la natura abbia preso l’impegno di curare la donna tedesca più delle altre donne degli altri paesi.

I seni sono abbondanti ma poco cedevoli, le cosce ben costruite ed elastiche, i fondo schiena robusti e succulenti, gli occhi penetranti, le labbra sono una macchina da guerra moderna:

Fanno di tutto!

Evviva la donna tedesca, evviva la natura che l’ha creata!

Le donne dell’Est.

Quelle polacche, le russe, le ucraine, le lituane le kazache hanno un determinatore comune, una caratteristica incredibile che le unisce nonostante il numero inverosimile di creature: Gli occhi.

Gli occhi delle slave sono fatti di acqua di mare.

E quando piangono, (piangono sempre per amore!) gocce di liquido salato solcano guance avvezze a quella sapidità.

I marinai del Mare del Nord non le lasciano. Non le abbandonano che il tempo stretto necessario perché possano andare e ritornare.

Il pianto delle donne slave in amore è coinvolgente a tal punto che anche le foche, se nelle vicinanze, emettono dei suoni simili a lamenti.

Il dolore delle donne slave senza amore è somigliante ad una sofferenza fisica, ad una fitta al basso ventre che si propaga per tutto il corpo e tocca il cervello e le fa letteralmente impazzire.

Perciò, se incontrate una donna slava, che sia del sud o del nord Europa, prima di abbordarla, prima di confessarle la vostra ammirazione, prima di farla innamorare, vi prego, in nome loro, vi prego di pensarci più e più volte.

Solamente se siete certi dei vostri sentimenti accostatela e prendetela fra le braccia.

Lei si lascerà andare come alga sul mare e vi guarderà negli occhi fiduciosa certa delle vostre serie riflessioni e dei vostri proponimenti.

Centoventicinque milioni di donne slave piangono.

Le lacrime si raccolgono lungo strade dette le strade del pianto.

Le pozzanghere diventano stagni e poi laghi e fiumi.

E i fiumi s’immettono nei mari.

Il Mar Nero e il Mar Caspio sono i mari più salati del mondo.

Ma sono anche quelli più tristi e melanconici.

Una donna slava in occidente rinasce.

Si sveglia improvvisa la certezza del suo essere.

E diventa la francese della campagna, la francese di Parigi, la donna dei Pirenei, quella spagnola e quella italiana.

La donna italiana non esiste.

Piuttosto possiamo contare tante donne quante sono le regioni, nel senso di territorio.

Il massimo dello sforzo del nostro creatore. Credo si sia lasciato andare la mano quando le concepì.

Belle son belle.

Alte al nord, lo sono meno al sud,  sdegnose, altere, sinuose, morbide e flessuose.

Conoscono bene il loro valore e non cedono sconti al mercato della vita.

Piuttosto amano farsi ammirare e capitolano volentieri alla corte di un uomo che ci sappia fare.

Sono sfacciate  ed alcune anche svergognate.

Ma non sono cattive, amano intensamente la vita e i suoi piaceri.

E, se molte di loro profumano di violetta, se altre mettono reggiseno particolari per mettere in risalto i loro seni, altre ancora si lisciano tuttora le calze di seta alzando con noncuranza i loro vestiti e lasciando scoperte le belle gambe, molte di loro suggeriscono all’orecchio delle amiche un loro difetto che piace tanto agli uomini: E’ l’estroflessione delle labbra del loro pube.

Un segreto e, pertanto, non rivelabile a tutti! Esempi di donne italiane particolari non se ne possono fare.

Lo sono tutte e ciò comporterebbe quindi una fatica enorme.

Ma casi eccezionali sono stati suggeriti da grandi intenditori e famosi esperti del settore.

In specifico sembra che, tra le migliaia e migliaia di paesi, contrade, province e lande disperse in particolare nel profondo sud, ci sia una città di cui l’autore non ricorda esattamente il nome, pare una certa Tarantola, oppure Tartolo, o Taranto o qualcosa di similare a questo suono, dove le donne rappresentano il classico fatto straordinario, la realizzazione dei sogni degli uomini che abitano l’intero globo terrestre, la concretizzazione di deliri, la messa in esecuzione di visioni oniriche, infine lo scopo stesso dell’esistenza umana su questa terra.

Le donne di questo centro abitato, il cui nome sembra scomparire nella notte dei tempi e nei meandri più reconditi del nostro cervello agiscono in modo tale, cosa probabile vista l’importanza dell’argomento, da rendere il nostro senno cieco al ricordo del  termine esatto perché si rende conto della responsabilità e delle conseguenze che la pubblicità di codesto posto scatenerebbe ovunque: La fine del viaggio, il termine unico, irripetibile, impareggiabile: l’origine della vita.

Se per la donna tedesca, alcune righe sopra, mi sono esaltato al grido di “Evviva le donne tedesche”, per la donna di Taranto (per il momento chiamiamo così il luogo!) l’entusiasmo non ha fine e l’eccitazione mi porta a gridare: “Che viva la donna di Taranto!”  perché sin tanto ché ci sarà lei il sangue scorrerà caldo nelle vene, la dopamina e la serotonina verranno prodotte in grande quantità dalle ghiandole endocrine degli interessati, il cervello verrà ossigenato in abbondanza, gli uomini saranno più buoni! I capelli neri, biondo e rosso ramato, vietato toccare!

Occhi languidi, espressivi, incredibilmente eloquenti, qualche volta ammiccanti, hanno in sé un segreto che non conviene svelare. Le labbra fini, appena colorate di quel rosa antico simile a petali di fiori tropicali, solo sfiorate si gonfiano impercettibilmente e si schiudono in modo pudico per accogliere solitamente il frutto del loro amore.

Il collo è da mordere.

Ma attenzione!

Il tutto va realizzato con estrema  prudenza, potrebbe macchiarsi e questo non sta bene! Il seno è tondo, punteggiato, tenero e soffice come un cuscino di piume per bambini. Anche qui fare molta attenzione:  Manipolerete con cura,  potrebbero verificarsi reazioni impreviste ed inimmaginabili che, proprio per la loro natura sconosciuta,  (mai sperimentata prima), invierebbero segnali troppo deboli se messi in relazione al  pericolo imminente.

Il fondo schiena è un frutto proibito.

Non se ne parla.

Ma c’è.

Qualcuno bisbiglia all’orecchio dell’amico, qualcun altro osa alzare lo sguardo fin lì, altri lo sognano di notte, non come un oggetto erotico (potrebbero essere colti in fallo dalle compagne che giacciono al loro fianco) ma come un prodotto appartenente alla categoria delle vivande, alla portata di fine pasto, al gelato al cioccolato, presentato a tavola con un leggero anticipo sui tempi previsti, quindi appena appena sciolto, da leccare!

Se volete favorire un amico depresso o sfortunato, suggeritegli un viaggio a Taranto (spero che si chiami così!). Potrà curarsi con l’aromaterapia. Sarà sufficiente cercare una donna del luogo compiacente o pietosa disposta a regalare parte del suo tempo all’amico disgraziato. Una settimana di inalazione dell’aroma che la donna in oggetto emana dal suo pube e il prodigio si compirà. L’uomo guarirà dalle sue paturnie e il cattivo umore sparirà come d’incanto. La fantasia popolare, a questo proposito,  narra di storie d’amore conclusesi felicemente tra l’uomo e l’infermiera accondiscendente. Le chiamano le Terme di Taranto. Non conviene iniziare un viaggio da lì, potrebbe non continuare mai più.

 

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